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Bloom's Day

dall'Ulisse di James Joyce

Note di regia

"Non ho altro che ammirazione, vorrei, per il mio bene, non averlo letto." (T.S. Eliot)

"Sto leggendo l'Ulisse. A dire il vero non riesco a leggere nient'altro, non riesco nemmeno a pensare a nient'altro." (Valery Larbaud 1920)

Ulysses è una commedia. Un percorso in cui spesso si inciampa, cadendo fragorosamente a terra, come succede a un cameriere con una pila di piatti sporchi. Una storiella di una giornata e l'epopea di due razze (Israele-Irlanda), la definì Joyce, scoraggiando tutti i cercatori di simboli. Leopold Bloom è già lui stesso dotato di umorismo e ridicolo nelle sue goffaggini, ed è una figura tragica perché tutto intorno a lui è violento e inumano, a cominciare dalla persecuzione di cui è vittima in un'Irlanda già ad inizio secolo anti-semita e razzista. Questo è il vero spirito voluto da Joyce. Simpatia (empatia) e incongruenze come sostituti di pietà e terrore. Questo ultimo lavoro prosegue la mia ricerca sull'Ulysses, dopo Uomini al buio - Ade e Artista da Giovane e Telemachia prodotti dal Teatro Biondo Stabile di Palermo tra il 2010 e il 2012. Bloom's Day, questo nuovo spettacolo, racconta dell'infedeltà di Molly che costringe Bloom a vagare tutto il giorno con il peso del tradimento nel cuore, del sentimento diffuso contro gli Ebrei,, del suo ritorno a casa dopo una lunga giornata errante tra le strade di Dublino. Accadimenti che per la maggior parte accadono dentro la sua mente. Al centro di tutto infatti sopravvivono qui le sue meditazioni condotte in gran parte nei suoi momenti più intimi e solitari, persino nella vasca in cui l'unica acqua di questo Ulisse è quella anti-eroica dell'Hammam.

Bloom è ebreo, il suo cognome originario è Virag, il padre si è suicidato, è sposato alla cantante lirica Molly, donna di vistoso fascino, ha perso un figlio appena nato undici anni prima (la stessa età in cui mori Hamnet!), da allora la relazione con la moglie si è fatta problematica, tanto da sospettare che lei lo tradisca, ha un'amante virtuale, Marta, con la quale intrattiene una corrispondenza sotto lo pseudonimo di Henry Flower. E' un esempio di vita mediocre, insignificante, Bloom è avvolto da un disagio privato che rispecchia quello generale e pubblico della città, i cui abitanti spia qui con l'ausilio di un cannocchiale. Il girovagare di Bloom, che certamente non è la linea retta, è lento e ozioso ma probabilmente è il percorso più facile, forse l'unico possibile, per raggiungere casa e moglie. A Molly Bloom - qui presente come una Ophelia addormentata - è stato attribuito il ruolo di centro gravitazionale della giornata e della vita del marito; questa azione a distanza è però contrastata dal fatto che Bloom - Ulisse, pur pensando costantemente a lei, sembra cogliere qualsiasi pretesto per tenersi lontano da casa.