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Cagliostro

di Salvo Licata

Note di regia

Gli ultimi anni della sua vita, Cagliostro li trascorse murato vivo nella fortezza di San Leo, allora Stato della Chiesa. Condannato dall’Inquisizione al buio, alla solitudine e all’immobilità. Per un uomo che aveva passato gran parte della sua vita in viaggio da una corte all’altra d’Europa ed in costante contatto con i suoi simili, la sua sopravvivenza - durata più di quattro anni ed in preda alla sifilide - ha del miracoloso.
Dalla sua segregazione, punto estremo della sua fragilità fisica e morale, siamo partiti per un viaggio di visioni, allucinazioni e illusioni. Il Settecento è stato, del resto, un tempo in cui, proprio in opposizione all’arrivo dell’Illuminismo, del razionalismo e della negazione del soprannaturale e dello spirituale, si credeva e si poteva credere a tutto. Magia e alchimia comprese. Il suo secolo gli ha per buona parte creduto e a noi è sembrato naturale mostrarglielo in tutta la sua ludica violenza proprio quando un muro si alzava alto alle sue spalle. Nessuna visione è più chiara quando a trasmetterla sono occhi costretti a sollevare il lembo della realtà.
Così ogni altro incontro è stato possibile: con la sua coscienza, con la madre, con Serafina - suo unico grande amore -, con l’Inquisizione, con il sadismo, con la malattia e infine con la morte.
Il materiale di Salvo Licata si è trasformato durante il percorso, dando vita ad una nuova scrittura scenica, ripartendo dalle innumerevoli fonti - Photiadès, Kuzmin, il Memoriale, Carpi, Mirabeau -, dagli scritti della Libera Loggia dei Muratori e da tutte le altre fonti che avevano contribuito alla stesura. Noi abbiamo aggiunto Goya, Fellini e la nostra contemporaneità.
Palermo appare nell’estremo respiro di vita, e a Cagliostro - che aveva tutta la vita negato di essere Giuseppe Balsamo - cade l’ultima maschera, svelando il suo vero volto trasfigurato dal dolore.
Nasce così una nuova versione del Cagliostro dei Buffoni, che noi abbiamo semplicemente intitolato Cagliostro. Una versione cui hanno contribuito tutti gli artisti coinvolti - ognuno con la propria specificità - con grandezza d’animo e spirito di gruppo. E con lo stesso spirito ci auguriamo di portare il nome e la scrittura di Salvo Licata in giro per l’Europa, ripercorrendo, non solo idealmente, le tantissime città in cui il Conte ha soggiornato.
“Del resto, la legge dei sognatori non è quella scritta!”, dice il Conte per mano di Licata. Siamo tutti d’accordo con lui.

Claudio Collovà