La caduta degli angeli
Note di regia
“La caduta degli angeli” è una ipotesi di lavoro, di studio e di spettacolo su William Butler Yeats, scrittore
irlandese di questo secolo, sulla sua poetica e in particolar modo su “I drammi celtici” , scritti tra il 1904 e il 1939.
Yeats è un autore che ho scelto per assonanza tra la sua scrittura e una insondabile e spesso indefinibile sensibilità
siciliana. Il suo linguaggio lontano e differente, carico di altro significato, mi ha attratto per contiguità con la percezione
che ho della realtà di questa isola.
“I drammi celtici” sono suddivisi in cinque brevi sezioni, ognuna con una sua autonomia narrativa. Insieme formano un
coerente racconto, o saga eroica, dalla nascita fino alla morte del protagonista. La condizione dell’eroe raccontato da Yeats,
riflette la condizione dell’uomo in una terra senza speranza, “nata dallo sputo del diavolo”, colpita da maleficio.
Una saga eroica in questo progetto ricondotta per essenzialità al ciclo cosmogonico, alla nascita e alla partenza dell’Eroe
e alle sue continue metamorfosi, fino alla dissoluzione del ciclo vitale.
“La caduta degli angeli” si ispira liberamente a “I drammi celtici”, non li mette in scena integralmente, ma
li tratta come fonte primaria di ispirazione.
Forse qualcosa della tradizione irlandese tanta amata da Yeats può essere, arbitrariamente, ritrovata in Sicilia che, a mio
parere, con l’Irlanda non condivide soltanto l’insularità.
L’eroe di Yeats, del resto, indossa una maschera che deve rappresentare “un nobile volto mezzo greco e mezzo asiatico”
Immagino che i nostri eroi possano fare a meno di qualsiasi maschera.
La caduta degli Angeli è inoltre il racconto di una battaglia che ha il valore di tutte le battaglie combattute dall’uomo
ed è il racconto di un eroe la cui esistenza è in tutto simile a quella vissuta da mille altri eroi con mille volti
diversi. Sono le battaglie combattute da Sundiata come quelle di Coriolano o Sun Pin, sono le battaglie degli eroi semi-dei o di
grandi re di piccole tribù. Al centro di questo universo c’è l’uomo che comanda, il re che governa, il
generale che conduce, solitario centro di un universo periferico che si muove chiassoso attorno a lui, pronto a tradire dopo avere
osannato, senza tentennamenti.
Il progetto privilegia il momento creativo o artistico della strategia, come visione d’insieme e progetto unitario. Come nel
teatro, in battaglia è indispensabile elevare il livello di conoscenza e di addestramento di tutti coloro che partecipano a
un’impresa. Esso pone in primo piano il fattore umano, come anche la danza sa fare, e tutte le forme in cui si manifesta
l’antagonismo. L’obiettivo, oltre a quello del racconto di una battaglia, è lo studio dell’azione umana
in condizioni particolari. Condizioni in cui è necessario che la concentrazione mentale raggiunga la massima intensità
e si traduca spontaneamente nell’azione: “…attesa, difesa, attacco...”
Di Yeats mi affascina inoltre la vaghezza dell’atmosfera in cui i personaggi si muovono, il suo ricorso a una mitologia del
fantastico, i temi esoterici e cristiani, il suo misticismo poetico, ed il fatto che i suoi non sono drammi naturalistici e
convenzionali, sebbene egli mi appaia, come drammaturgo, poco o nulla interessato ai dettagli umani, e concentrato sulle suggestioni
di un altro mondo, all’ “artificio dell’eternità”.
Quarta e ultima tappa di un percorso lungo un anno, dopo gli studi a Noto “L’isola dell’esilio”
(Centro Mobilità delle Arti, marzo 1999) Pescara “Guerrieri sulle nuvole” (Compagnia Florian, Stabile di
Innovazione Abruzzese, giugno 1999) e “Quelqu’un m’a trahi” (Centre Culturel Franqais di Bamako, Mali) e
che ha visto protagonisti insieme agli attori della Cooperativa Teatrale Dioniso anche i giovani della Comunità Filtro,
Centro di Prima Accoglienza di Palermo. Ragazzi con cui Claudio Collovà ha da anni avviato un progetto di formazione e di
ricerca teatrale nella sua città e che ha già dato alla luce numerosi progetti, da Miraggi Corsari a Eroi (1997),
a Eredi (1998) e L’isola dell’esilio (1999), fino a Una solitudine troppo rumorosa (1999), progetti speciali
promossi dall’Assessorato alla Cultura di Palermo e tutti in collaborazione con il Ministero di Grazia e Giustizia.
Claudio Collovà
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