La famiglia
gli zii di Sicilia
ispirato al King Lear di William Shakespeare
Note di regia
Fra tutte le tragedie familiari di Shakespeare, quella del Re Lear è di gran lunga la più pietosa e la più
patetica.
Nessuno, tra i grandi ruoli, sopravvive. Muoiono il vecchio Re, le sue tre figlie e, tra gli altri, Edmondo, autore del complotto ai danni
del padre Gloucester. Non c’è lieto fine né catarsi. Su questi morti ho incentrato il mio studio e ho collocato la
tragedia in uno spazio circolare che vagamente allude a una gabbia di uno zoo, e che ha lo scopo e il merito di tenere tutti i personaggi
sempre presenti nel recinto dell’azione. Il nucleo familiare è quello principale: il vecchio Re Lear e le figlie Gonerilla e
Regana e, come oscuro manovratore, Edmondo, che è deciso ad impadronirsi della corona e che considera i vincoli della parentela
solo come ostacoli al raggiungimento del proprio fine. Personaggi in cattività, ostaggi del proprio destino, costretti a vivere in
prigione, come uccelli in gabbia.
La catastrofe è per loro inevitabile, ma nel Re Lear, diversamente dalle altre tragedie, non tutto ciò che accade sembra
inevitabile. Anzi, non tutto il dolore è neppure sufficientemente motivato. La catastrofe sembra espressamente concepita per cadere
all’improvviso come un fulmine che piombi inatteso da un cielo ormai schiarito dalla tempesta, così come avveniva in un tempo
triste, non troppo lontano, in cui le decisioni funeste arrivavano nelle case delle famiglie italiane attraverso la voce sinistra e
perentoria di un dittatore.
Che tutto questo avvenga in Sicilia, questo si, è per me inevitabile.
Claudio Collovà
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