Miraggi Corsari
dedicato a Pier Paolo Pasolini
Note di regia
Vorremmo dire, a parole, cosa ci è stato necessario e urgente durante il lungo periodo di prove che abbiamo affrontato. Siamo
partiti da una negazione, definendo ciò che volevamo fosse irrilevante per il progetto: il resoconto, più
o meno fedele, della storia di Cristo e di Edipo così come erano state raccontate da Pasolini.
Abbiamo voluto dimenticare questo resoconto e favorire la nascita di una nostra storia imprevedibile che è proceduta per
squarci, appunti, contrapposizioni e stimoli emotivi non governabili. Un percorso altrettanto importante quanto era stato lo studio
sistematico delle fonti di ispirazione. Abbiamo finito col parlare del prodotto consueto dell’Alchimista - il primo personaggio
a cui abbiamo pensato - il sognatore, dalla cui sordida stanza di laboratorio vengono generati ‘luoghi e personaggi’,
frammenti di azioni appartenenti, per noi, al concretissimo mondo dei sogni.
Abbiamo voluto inoltre che la vita dei due eroi non intrappolasse i personaggi e noi. La storia di “Miraggi Corsari”
procede quindi per strappi e divergenze che ci investono con una forma autonoma e indipendente.
Con l’Alchimista abbiamo voluto guardare con più coraggio e libertà alla stranezza del sogno. E questo
è stato più che altro il compito dei personaggi. Ciechi come nel tragico dipinto di Bruegel, sottoposti a un
destino immutabile come tutti gli esseri umani, ma eterni in teatro.
La dedica a Pasolini si è tra l’altro concretizzata, privandosi subito di qualsiasi riferimento letterario, grazie
alla presenza di dieci ragazzi della Comunità Filtro che hanno lavorato con noi duramente e con dedizione durante
il processo di elaborazione, sette dei quali diventando poi componenti essenziali in scena.
Un’ultima parola sullo spazio scenico. L’esistenza di un Capannone Ducrot, permetteteci di chiamarlo ancora in
questo modo, così in sintonia con il nostro lavoro è stato fin dall’inizio di ottimo auspicio. ‘Miraggi
Corsari’ è debitore a un luogo già esistente che appare diviso in zone: una ben visibile e di rappresentazione,
una invece più nascosta e segreta, distante e avvolta nelle ombre.
Nel mezzo sette soglie di sette case che abbiamo abitato spesso con stupore, per averle prima tanto immaginate sulla carta.
Tentando un parallelo tra gli avvenimenti della vita di Edipo e la vita di Cristo, si è aperta una contrapposizione
tra la storia dell’uno e quella dell’altro. Sia Cristo che Edipo si sacrificano per una colpa del passato. Che
dire del fatto che l’uno uccide il padre, mentre l’altro viene sacrificato per volere del Padre? E che dire poi dei miracoli?
Quelli di Cristo sono nel Vangelo, mentre il miracolo di Edipo è la soluzione dell’enigma della sfinge, la verità
che scaccia il male, la luce che fuga le ombre oscure.
Entrambi vengono acclamati re e vengono poi esposti allo scherno del popolo, entrambi vengono allevati in famiglie con un padre
putativo, ed entrambi si allontanano dalla famiglia per andare incontro al proprio destino inevitabile. Si mettono in viaggio
costruendo inesorabilmente uno ad uno i passi che li porteranno.
Claudio Collovà
Presentazione di Leoluca Orlando
Un progetto laboratoriale sul teatro è sempre anche un po’ un percorso di crescita e di vita. Lo è di più,
e comunque in modo diverso, se si incontrano sulle scene un gruppo di attori ed un gruppo di giovani del Centro di prima
Accoglienza della Comunità Filtro di Palermo.
E’ anche questo il senso di Miraggi Corsari, un laboratorio, un progetto, un luogo speciale di incontro, una esperienza di
vita e di lavoro fondata sullo scambio di esperienze.
E’ poi un pensiero e un omaggio a Pier Paolo Pasolini ed al suo mondo poetico.
Che questo progetto e questo percorso siano stati e si siano sviluppati dentro i Cantieri Culturali alla Zisa è un
altro segno, un segno in più, di quanto quel luogo possa rappresentare nella nostra città uno spazio importante
di crescita civile e culturale.
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