NADJA
Liberamente ispirato all’opera surrealista di André Breton
Note di regia
Nadja è un bellissimo libro scritto da André Breton, tra il 1926 e il 1928, in pieno periodo surrealista. Partito da un evento
reale avvenuto nel 1926, la sua appartenenza ad un “mondo non terreno” sembra a noi prendere il sopravvento quasi
subito: soprattutto perché il tormento in cui si trova Breton viene da lui stesso definito eterno, a partire dalla dichiarazione
che dà del suo rapporto con Nadja fin dalla prima pagina:
Non posso avere con nessuno rapporti che non siano singolari, inevitabili, conturbanti.
Pienamente d’accordo.
Non viene negato il ruolo di fantasma convenzionale, nell’aspetto, nell’ora e nel luogo, attribuito ad una donna e ad un
uomo condannati a tornare sui propri passi, alle prese con esplorazioni inutili, alla ricerca di memorie che non spiegano nulla e
che sembrano perdere consistenza al loro apparire.
Ci siamo mossi, con preoccupazioni, naturalmente, extraletterarie, senza nessun intento narrativo, volando lontano e rivendicando a
piena voce la nostra autonomia artistica.
Nadja, il surrealismo, la realtà ed il testo – anche quello personale e commovente di Mario Prosperi, da cui in definitiva è
nata l’idea di produzione della Compagnia Florian, Stabile d’Innovazione delle Marche – sono così diventati fonte
inesauribile d’ispirazione, che è via via diventata arbitraria, non “trasferibile” da un luogo all’altro come
una valigia già piena, se non con un processo che ci ha messo tutti nella condizione della sorpresa per poter creare.
Annapaola Vellaccio ed Edoardo Oliva, gli attori in scena, Giulio Ceraldi, mio compagno di viaggio con cui lavoro felicemente da anni
– dai tempi in cui eravamo attori nella Compagnia diretta da Antonio Neiwiller - e che ha curato il progetto scenografico, tutti
coloro che hanno collaborato affinché questo spettacolo vi possa essere presentato, la Compagnia Florian a cui va il merito di averci
fatto incontrare ed io stesso, non abbiamo mai voluto dimenticarci di noi, nemmeno per un istante.
A dopo se volete
Claudio Collovà
|