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Neiwiller

Niente era più immorale per lui di usare l'arte della finzione per simulare ciò che non c'è.

(Claudio Meldolesi)

L'arte (...)deve mostrare un segreto
deve alludere a qualcosa
che va custodito

(Antonio Neiwiller)

Sempre lo spettacolo precedente mi ha seguito e guidato nella continuità e nella trasgressione, nell'approfondimento e nella espressione di un universo poetico. In fondo è come se facessI sempre lo stesso spettacolo; montando e smontando; addizionando e sottraendo; cucendo e scucendo; alla ricerca paziente e senza sosta di una forma che esalti il mio sentire e di qualcosa che trasgredisca a tutto questo, che allarghi i margini della complessità. E' un lavoro attorno a un centro vitale che non so mai che cosa è precisamente, e non voglio saperlo. E' una tensione verso un altro polo che mi porta sempre ai confini del teatro.

I miei lavori sull'opera di Klee e di Beuys sono stati un 'percorso' nei territori della pittura ai confini del teatro. Tutto ciò è iniziati inconsciamente e in seguito ha preso sempre più consapevolezza, fino ad avvicinarsi ad un linguaggio autonomo, alla scoperta di un proprio linguaggio poetico percepito attraverso altri mondi, che di volta in volta erano le opere, le immagini, le parole, le zone di pensiero, degli autori con i quali sono venuto a contatto. Ogni opera mi rinnova e mi svuota, e devo cercare altrove.

Questa ricerca, però, avviene quasi sempre attraverso le stesse persone e perfino gli stessi oggetti, materiali, cose. Ogni volta tutto un mondo torna apparentemente identico: questo mi avvicina all'immobilità del pensiero e all'effimero della vita. Cambia il luogo, il tempo, il contesto, i rapporto tra gli uomini e le cose e gli uomini fra loro e tutto di presta a un altro sguardo. Questa è la mia maniera di comunicare la complessità della vita, e questo nel tempo è diventato e ho scoperto essere il mio metodo.

(Antonio Neiwiller)

Oltre il falso linguaggio dei media, bisogna attraversare se stessi, andare fino in fondo alle cose.
A questo complesso lavoro io dò il nome di laboratorio.
Questo per me è necessario.

(Antonio Neiwiller)

Visionarietà
le stelle
Punto luce nello spazio, gli uomini non si vedono
Presenza attraverso la voce e il piccolo punto luminoso.
I poeti diventano stelle.

(Antonio Neiwiller)

Il vuoto, partire dal vuoto che è in sè:
almeno avere un contatto.

(Antonio Neiwiller)

Nel pieno del lavoro ripartire da zero.
Ripartire dal teatro vuoto, senza difese. Il nulla.
Oggi che è tutto vanificato, partire liberamente dal nulla.

(Antonio Neiwiller)

La poesia come resistenza contro la Barbarie.

(Antonio Neiwiller)

Penetrare fino al midollo, fino agli strati primigeni della vita. E' tuttora di questo che si tratta. Oggi ancora di più.
Quel misero gretto materialismo, quella ridicola ufficialità,
lo smanceroso stile di vita dell' "HIGH LIFE"
vanno smascherati e screditati senza posa, con scherno
ironia provocazione, con mistificazione del circo della nostra epoca.

(Tadeusz Kantor)

La componente vitale è la fantasia.
E' un elemento sul quale lavorare molto.
Libertà e fantasia ci dovranno guidare.
E' tutto una "favola" non ci dobbiamo irrigidire
dietro le formule, le convenzioni, le parole.
Questa è la forza dalla quale dobbiamo attingere.

(Antonio Neiwiller)

Resuscitami, non foss'altro
perchè da poeta t'ho atteso,
ripudiando le assurdità
di ogni giorno!
Resuscitami, anche solo per questo!

Resuscitami, voglio vivere tutta la mia vita!

Perchè non sia più l'amore
Servo di matrimoni

(Vladimir V.Majakovskij)

Canaglie è una parola che ricorre spesso nell'opera di questo poeta. Majakovskij diceva: Che senso ha se mi salvo solo io? Ecco chi sono le canaglie: tutti quelli che si preoccupano di salvare solo se stessi.

(Antonio Neiwiller, risposta alla domanda Chi sono le canaglie?)

Con questo schema si può rappresentare...qualsiasi cosa!
Bisogna parlare solo quando è necessario.
Non bisogna avere mai paura del silenzio.
Mai avere paura di stare. Di essere.

(Antonio Neiwiller)

In qualche modo, i disegni che (Beuys) faceva erano "progetti" (diceva lui) erano progetti di azioni. Cioè, non gli bastava più la comunicazione attraverso i disegni, etc...doveva andare al di là, doveva anche poter comunicare con il proprio corpo, la propria energia...

Ecco, per me quello è un rapporto molto stretto, molto intimo, tra teatro e pittura...per me appartengono tutti all'azione. E' un rapporto interno, ripeto, che sta dentro le cose. Facevo l'esempio della pittura informale, ma per capirci. Entrano poi tante altre implicazioni...Comunque per me questo è il rapporto principale tra arte e pittura: intimo, interno, sotterraneo...Non è mai "mettere in scena" la pittura.

(Antonio Neiwiller)

Faccio gli spettacoli sempre con gli stessi oggetti; con le stesse sedie, la stessa coperta, però diventa un'altra cosa.

Ho una coperta, delle sedie, delle panche, dei secchi, e sono sempre gli stessi...Tornano, tornano; e sono sempre visti da un altro punto di vista...Sembra di vederli per la prima volta. Una volta stavano sotto a un tavolo a venti metri, non si vedevano, poi un'altra volta vengono avanti...

Ecco, la pittura è un processo, è uno strumento di conoscenza per il teatro...

(Antonio Neiwiller)