Interventi
IL SILENZIO È UNA NECESSITÀ DELL'ANIMA
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A questo proposito hai aperto da un po’ di tempo un’officina-laboratorio nel centro storico di Palermo. Vuoi parlarci di questa esperienza?
Officine Ouragan è una casa. E’ uno spazio per noi fondamentale. E’ una sorta di rifugio dove potere studiare e sperimentare. Lo abbiamo tenuto per noi principalmente ma lo abbiamo anche aperto ad altri artisti e ad altre esperienze di lavoro. Nei laboratori che teniamo non smettiamo mai di studiare in prima persona. Non siamo dei pedagoghi, né io né Alessandra Luberti. Chi decide di venire a studiare con me si troverà davanti a un percorso di sperimentazione innanzitutto valido per me. Ho sperimentato e studiato il Woyzeck e l’Hamlet prima di metterli in scena proprio con gruppi di allievi. E anche per loro era tutto molto più concreto e vero. Molto più simili a veri e propri studi, nel senso russo del termine. Da gennaio ad aprile terrò un laboratorio teatrale sull’Ulysses di Joyce e sarebbe per me bellissimo lavorare con un gruppo esiguo di persone, non più di dieci, con le quali indagare a fondo alcuni aspetti che non possono essere che indagati insieme ad altre persone. I miei laboratori, anche quelli che tengo al di fuori di Ouragan, hanno sempre questo scopo. Altrimenti diverrebbero presto statici e ripetitivi e per me poco interessanti.
Tornando alla tua poetica, basta pensare a spettacoli come The Waste Land o anche il più recente Hamlet – Album de familie per rendersi conto di come tu alluda spesso all’afasia (il cui rovescio identico è il frastuono cacofonico) a cui sembra ridotto l’uomo contemporaneo: il mondo pare privo di slancio, costretto a ripetersi, affossato dal suo stesso passato culturale ormai però come sfibrato e incapace di individuare una via di rigenerazione. Pensi che siamo cristallizzati senza via di scampo, che la nostra tragedia sia anche quella di non saperla vivere, la tragedia?
Sì, penso che la nostra tragedia sia soprattutto di non saper vivere la tragedia. Siamo perennemente affannati, alla ricerca di una via di scampo. Se non avessi la certezza dell’inutilità del mio lavoro, l’ironia bastante per confinarlo dove si merita, e cioè nel suo microcosmo necessario, il teatro mi diverrebbe presto noioso e mortifero. E così è in alcuni casi per me. La mancanza di voce ha spinto l’uomo verso l’urlo. Questa immane tragedia della nascita, dell’esistenza, e della morte – tutto qui tutto qui tutto qui - per dirla con Eliot - eppure così ricca di immagini e di potenza.
Basta poco per rendersi conto che al centro di questa indagine c’è l’uomo, non visto nelle sue fasi private, ma in quelle universali e che ci riguardano tutti. La Terra Desolata parla dell’Uomo attraverso immagini così universali che possono fare a meno della parola. Cosa dovrebbero pronunciare dei corpi che sobbalzano su letti di ospedale? Eppure, se ci si accorge di questo, ci si accorge anche di vivere. Come dicevi tu nella tua domanda. Basterebbe accorgersi della tragedia e accettarla come inevitabile per sconfiggere la morte almeno un po’. Il mondo è privo di slancio ed è costretto a ripetersi. Anche questo fa parte della tragedia. E’ in quella ripetizione che voglio cercare, non voglio parlare di altro che di questa ripetizione. Come in un dramma astratto che ho recentemente realizzato con gli allievi di Architettura. Si intitolava Su queste traiettorie si è mossa la mia vita. Eccola, la tragedia. Non ha nulla a che fare con i generi. Non è una lotta all’ironia, non è opposta al comico e non ha nulla a che fare con le categorie aristoteliche. Ulysses vorrei che fosse uno spettacolo anche comico, nel pieno rispetto del romanzo e delle intenzioni di Joyce, un racconto eroicomico e disperato, ma siccome il microcosmo dei protagonisti proietta sull’anima del lettore l’ombra dell’universale, ridi di te stesso e questo nella sua complessità rende il romanzo tragico. Su queste traiettorie si è mossa la vita di Bloom, Molly e Stephen, e, a guardarle da vicino, esse sono molto simili alla mia e alla tua e a quelle di molti altri uomini sulla terra. Traiettorie. Vieni in teatro e cercherò di mostrarti l’ombra che incontro a te si leva al mattino, direi parafrasando Eliot. Lui è riuscito a farmela vedere, quell’ombra, con la sua poesia, io ci tento con i miei spettacoli.

