Interventi
Silvia Pietta
29 novembre 2008
Ciao Claudio,
il treno scivola lento verso Nord e io approfitto di queste ore di viaggio per condividere con te alcune riflessioni su questi cinque giorni di lavoro. Riflessioni e pensieri sparsi, a caldo, quindi perdona sin da subito la forma frammentaria.
Dunque, prima di tutto tengo a dirti che sono molto contenta di aver partecipato a questo laboratorio e di aver avuto modo di trovare conferme alle intuizioni avute questa estate. Apprezzo, enormemente, la delicatezza, la profondità e l'Umanità del tuo lavoro. Ha in sé qualcosa d'alchemico, trasformazione della materia, nobilitazione della materia. E' chiaro che questo parte dall'attenzione, dall'amore verso le persone con cui lavori,ne riconosci l'unicità come enorme potenziale di Bellezza. "E QUESTO FA BENE"...molto bene.
Credo nel meccanismo per cui dall'osservazione, precisa e rigorosa, di regole fisiche si arrivi a creare una condizione altra, realtà altre, più autentiche e significanti. Capacità trasformatrice del portare fino in fondo questi processi. Intuisco che si possa arrivare ad essere altro da sé e al tempo stesso totalmente sé, si conduce l'intero corpo ad essere una vibrante cassa di risonanza. E solo in quel momento è forse legittimo pronunciare delle parole, solo in quel momento saranno vive e necessarie.
Ho una personale visione di teatro Esperienziale. Teatro come evento trasformatore e per chi lo fa e per chi lo vede, i visi degli attori del Woyzeck, ancora trasfigurati nel ricevere gli applausi, testimoniavano l'attraversamento di un'Esperienza profonda, che li ha inevitabilmente trasformati, li ha nutriti, li ha resi di un passo più vicini all'Essere Umano. "E QUESTO FA BENE".
Cerco la prassi del "non ancora", della pazienza e dell'umiltà artigiana, spesso negata nella prassi stessa del fare teatro, bulimica di risultati e noncurante dei processi. Voglio imparare a fare affiorare. E' la poetica delle azioni semplici, credo; la necessità di non esibire, non dimostrare, mettersi da parte e al tempo stesso ascoltarsi totalmente. Per tre anni in accademia l'insegnante di danza ci faceva praticare prima di ogni lezione lo ZaZen. E' una meditazione del buddismo giapponese, zen appunto, e consiste nel sedersi nella posizione del loto, con le mani a coppa sotto l'ombelico e la schiena dritta, su un cuscino ad un metro da un muro per circa 45 minuti e stare. Stare, punto. Nient'altro, imparare a stare. Farsi un vuoto pieno, lasciare andare, togliere ciò che non serve, arrivare all'essenza della forma. Forse è per queste consonanze che trovo molta spiritualità nel tuo teatro.
Troppo spesso l'attore fa e non è, esegue, re-cita,finge. Quante volte mi sento così e provo orrore per la mia voce impostata, i miei gesti volutamenti imponenti. E' questione di tecnica e disciplina anche quella di arrivare a creare la circostanza tale per cui sei in grado di essere, è una tecnica che io non conosco e sento la necessità di imparare. In tutta la mia esperienza non sono mai riuscita ad arrivare ad un punto tale per cui la battuta fosse necessaria, l'azione un'urgenza (forse solo nei training fisici più potenti, ma mai in sede di "rappresentazione"). Dimenticarsi di espedienti tecnici come l'appoggiatura, la chiusura, la sospensione di cui mi hanno riempito le orecchie e arrivare ad una parola che nasce e si sviluppa in armonia e coerenza con la situazione creata. Ed ha il tuo respiro, il tuo calore. Non c'è separazione,ma unità. Totale e immensamente potente. Questo l'ho visto nel Woyzeck,l'ho visto ed era il motore dell'emozione per me spettatore. "E QUESTO FA decisamente BENE".
Lavoro per liberarsi dai propri schemi mentali e fisici, come ti dicevo è la coazione di schemi che ci portiamo dietro da una vita ad impedirci di vivere nel qui e ora, di essere finalmente noi. Nel lasciare che le cose accadano, nell'estrema apertura necessaria al lasciarsi attraversare, si può trovare un solco per infrangere quegli schemi e avvicinarsi di un altro passo alla libertà...che credo risieda nell'Accettazione e nell'Ascolto(ma questo è tutto un altro discorso).
Bene, le mie brevi e disordinate riflessioni per ora sono finite,aspetto che dalla mente germoglino nel cuore...nel frattempo ti saluto e ti ringrazio, davvero. Se passi da Milano chiamami, e io ti chiamo se passo da Palermo, magari in primavera :)
Un abbraccio
Silvia

