Teatro e carcere
PALERMO OLTRE LE MURA
La memoria degli spettacoli da noi realizzati in collaborazione con il Ministero di Giustizia a favore dei minori dell’area penale sottoposti a misure cautelative, legittima una continuità del nostro lavoro.
I nostri lavori sull’opera di Pasolini, di Magritte, De Sica o Enzensberger sono stati un ‘percorso’ nei territori della pittura e del cinema, della poesia e della narrativa ai confini con il teatro, fino alla creazione di un linguaggio autonomo, alla scoperta di un proprio linguaggio poetico.
UN TEATRO NORMALE
Il teatro del disagio: ovvero il teatro
“E’ strano, ma non ho considerazioni da fare sul rapporto tra teatro e carcere minorile. L’approccio che ho con questi ragazzi non è diverso da quello che avrei in altre situazioni. Mi passa per la mente che il carcere è solo un punto oscuro del nostro mondo e del nostro modo di pensare e tende a nascondere ciò che non si conosce e non si vuole conoscere, qualcosa di cui tutti noi ci dovremmo sentire in qualche modo responsabili.”
Sono le parole di Claudio Collovà, in occasione della proiezione del video La caduta degli angeli, nel corso di un convegno sul teatro del disagio tenutosi a Milano.
Questa riflessione relativa al carcere potrebbe essere estesa a tutto il frastagliato territorio di confine individuato dai luoghi del disagio, di emarginazione sociale, malessere giovanile, crisi dei diritti umani. L’ostinazione con cui abbiamo portato avanti il lavoro è stata motivata essenzialmente dalla presenza di giovani cui dobbiamo tutto: alcuni in scena, altri dietro le quinte, che hanno lavorato duramente e senza risparmio ai vari progetti.
Ci è difficile tradurre in scrittura un’esperienza vissuta, ripercorrere eventi forti, coinvolgenti, difficili vissuti da una piccola comunità raccolta attorno a un progetto comune. In condizioni estreme, il teatro rivela con maggior forza ed evidenza la sua natura e i suoi meccanismi di funzionamento. Il teatro ha la capacità di penetrare certe zone oscure, perché sconosciute o perché tenute nascoste, di rilevarle e di attraversarle con sguardo nuovo.
Tuttavia, Miraggi Corsari ed Eredi, per citarne solo due, non sono spettacoli speciali dedicati ai minori a rischio. Non è teatro per il carcere, né teatro nel carcere. E’ semplicemente teatro. Verrebbe voglia di definirlo ‘normale’ ed è proprio questa normalità che ci spinge a continuare il lavoro con loro. Non abbiamo cambiato il nostro processo artistico per loro. I nostri spettacoli sarebbero nati comunque. Il primo passo verso la normalità è stato dunque questo: coinvolgerli così come un regista coinvolge attori professionisti pagati, uno sforzo a cui non vogliamo per nessun motivo sottrarci.
Questi ragazzi hanno avuto a che fare con Magritte, con Canetti, con Joyce, con una conoscenza e consapevolezza ‘alta’, che non abbiamo nascosto loro per timore di non essere compresi, proprio come in Miraggi avevano avuto a che fare con Pasolini e la Morante. Nel nostro lavoro ci sono stati segnali positivi di recupero alla vita sociale e culturale della nostra città.
Il teatro, quindi, come strumento educativo è stato di fondamentale importanza per avviare processi riabilitativi, come mezzo di socializzazione, come possibilità di espressione e di percorso creativo.
Il teatro è stato, prima che un incontro sul terreno sociale, un dialogo tra sensibilità, tra situazioni in cui i sentimenti e le emozioni guidano le azioni più della ragione.
E’ proprio nei limiti, nell’impedimento, nel ‘costringimento’ come leva dell’invenzione scenica che un attore trova la propria necessità. (Copeau)
E’ la medesima urgenza che hanno avuto questi ragazzi, dalla scoperta del loro corpo in quanto libertà, alla capacità di vivere un’esperienza forte di comunione, di gruppo solidale. Hanno lavorato molto, soprattutto per arrivare alla verità del lavoro, del testo, del corpo e della mente, e anche alla loro credibilità scenica.
L’intenzione globale del progetto è quella di smettere di pensare ad un uso prevalentemente terapeutico del teatro, per giungere alla creazione di un evento d’arte, di un’esperienza di natura artistica, per scommettere sull’incontro tra arte e vita.
Guidati da professionisti, i giovani del carcere hanno realizzato le scene, curato l’attrezzeria, cucito e modellato i costumi, si sono occupati dell’accoglienza del pubblico. Quindi non solo attori, ma anche tecnici apprendisti.
Insomma Eredi, un titolo dedicato a chi agisce nel teatro con una logica da bottega d’arte, è nato ed è potuto diventare uno spettacolo solo perché una comunità di persone ha condiviso un’esperienza collettiva in un luogo, in una casa.
Il progetto PALERMO OLTRE LE MURA si propone come nuovo modello di interazione tra formazione artistica e tecnica, la costituzione di una compagnia teatrale di ricerca, all’interno della quale attori e tecnici professionisti e giovani allievi possano interagire per il raggiungimento di un unico obiettivo.
Il progetto si propone, quindi, anche come modello di intervento efficace per l’inserimento occupazionale di adolescenti e giovani ‘a rischio di esclusione sociale’ o già coinvolti in attività criminose e destinatari di interventi di risocializzazione.
I processi di esclusione sociale che affliggono i giovani residenti in territori sociali depressi, tipici delle aree metropolitane, in particolare del Mezzogiorno, creano i presupposti per il loro coinvolgimento in attività criminose. La mancanza di lavoro e la mancanza di prospettive fa sì che in essi il rischio di rivolgersi a organizzazioni mafiose sia più che alto. C’è un’evidente incapacità del sistema di operare verso il reinserimento di questi giovani non solo nel mercato del lavoro genericamente inteso, ma anche in gruppi di lavoro che si propongono di rendere il lavoro organico, strutturato, economicamente protetto, mantenendo alto il rispetto e la qualità delle componenti del processo lavorativo, primo fra tutti quello creativo, la motivazione nel lavoro e i fattori realizzativi e produttivi.
Tra i nostri obiettivi:
- Definire un progetto di un laboratorio permanente di ricerca teatrale rivolto ai minori a rischio o in stato di detenzione nella città di Palermo, con particolare attenzione ai giovani dell’area penale e a rischio di esclusione sociale, attraverso la creazione e la produzione di spettacoli teatrali;
- Rendere possibile un migliore accesso e una maggiore partecipazione alla cultura, senza distinzione di estrazione sociale, per gli strati più sfavoriti, per i giovani;
- incentivare le iniziative, gli scambi di esperienze o le cooperazioni culturali e socio-culturali che lavorano nel settore dell’integrazione sociale, in particolare a contatto dei giovani;
- favorire cultura e occupazione, creazione di nuovi posti di lavoro, in particolare in un nuovo luogo culturale;
- attivare una comunità di lavoro residenziale e strutturare un luogo adatto ad ospitare le attività di prova, allestimento e, possibilmente, di rappresentazione di spettacoli teatrali;
- cooprodurre opere teatrali e altre manifestazioni culturali (come festival) in particolare nel campo degli spettacoli artistici che abbiano a che fare con il teatro del disagio;
- pubblicare le nostre esperienze attraverso editoria, memoria video, discografia, creazione sito internet;
- incrementare la formazione, il perfezionamento e la mobilità degli operatori culturali (artisti, scenotecnici, sarti, organizzatori) a livello sia di formazione che operativo, compreso l’uso delle nuove tecnologie.
Claudio Collovà
• ARTISTI E TECNICI PROFESSIONISTI
L’idea è quella di realizzare spettacoli frutto di un lavoro di laboratorio, anche pedagogico e di formazione professionale artistica e tecnica, rivolto ai giovani dell’area penale con l’intervento di artisti e tecnici professionisti.
Della compagnia fanno parte attori, scenografi, musicisti e tecnici professionisti, che assumono anche il ruolo di conduttori di laboratori specifici. Le esperienze da noi compiute ci permettono di dire che a garantire la realizzazione degli spettacoli è necessaria la presenza di professionisti di provata esperienza e competenza non solo per condurre laboratori sulla propedeutica teatrale, ma anche perché siano di riferimento durante il lavoro in sala prove.
La loro presenza fa sì inoltre che i progetti non assumano carattere di eccezionalità. Nessuno degli spettacoli da noi realizzati finora può essere definito teatro per il carcere, o teatro nel carcere.
La costituzione di un gruppo unito e coinvolto nella creazione in un clima senza differenze - a parte le diversità dei ruoli - è uno dei nostri primi obiettivi.
• I LABORATORI
I laboratori sono teatrale e di regia, con relativo training fisico, musicale, e di recitazione, e prove per la messa in scena; scenografico e scenotecnico, incluso la ricerca e la costruzione dell’attrezzeria; di costumi e sartoria teatrale e di multimedialità e immagine.
Contro l’individualismo e il culto della personalità, siamo riusciti, nelle esperienze precedenti da noi condotte, a trasmettere ai giovani la coscienza dell’importanza del lavoro di gruppo, della nozione di collettivo e di una formazione dell’attore non solo in quanto soggetto artistico, ma anche politico, facendosi così portatore di un messaggio costruttivo.
Per questo motivo il lavoro si annuncia fin dall’inizio innanzitutto come una occasione privilegiata per una ricerca artistica e un’esperienza pedagogica, ma non nasconde anche l’incidenza che ha all’interno di un tessuto sociale ‘a rischio’, spesso abbandonato alla marginalità.
• MODALITA’ E FINALITA’ DELLE ATTIVITA’
Laboratori di scenografia e scenotecnica
Lo scopo del laboratorio proposto è di formare la figura professionale dello scenografo che inizia a lavorare in qualità di aiuto scenografo e macchinista. Questa figura professionale è un punto d'incrocio di conoscenze ed esperienze, che vanno da una buona capacità di esprimersi "artisticamente", alla possibilità di progettazione esecutiva. L’obiettivo didattico è quello di fare emergere capacità individuali, affiancando gli allievi nella loro autocoscienza creativa ed operativa, assecondando metodologie e tendenze progettuali.
Scenografia - Valore formale e simbolico dello spazio scenografico. Relazione con le altre figure professionali dello spettacolo. Ideazione della forma scenografica. Lavoro di progetto per un'opera teatrale. Presenza alle prove tecniche e di scena dell’ allestimento in corso. Montaggio e smontaggio scene, eventuale manovra dei congegni di scena.
Scenotecnica - Conoscenza delle tecnologie, dei materiali, degli spazi scenici e dei laboratori di realizzazione. Conoscenza e utilizzo di attrezzatura e utensileria. Studio della rappresentazione scenografica tramite l'esecuzione di disegni di ricerca, di esecutivi e di prospettive. Modellistica e realizzazione di plastici in scala. Bozzettistica e illustrazione dell'ambiente scenografico.
• Laboratori di sartoria teatrale
Scopo del laboratorio è di formare la figura professionale del costumista che inizia a lavorare in qualità di aiuto costumista. Questa figura professionale è un punto d'incrocio di conoscenze ed esperienze, che vanno dalla capacità di esprimersi artisticamente alla possibilità di progettazione esecutiva. L’obiettivo didattico è quello di fare emergere capacità individuali, affiancando gli allievi nella loro autocoscienza creativa ed operativa, assecondando metodologie e tendenze progettuali.
Costume - Analisi, attraverso lo studio e le esercitazioni, degli elementi che individuano i caratteri del costume dal punto di vista drammaturgico. Analisi del costume di scena e in riferimento allo spettacolo teatrale in corso di produzione. Studio delle tecniche di taglio e cucito. Lavoro sui bozzetti per la realizzazione dei costumi di scena. Elaborazione di tessuti e materiali, tintura per tessuti (naturale e chimica). Studio del carta modello, e prova costume.
• Laboratori di multimedialità e immagine
Il laboratorio di audiovisivo è ideato per ottenere una dimensione fortemente aggregante. La realizzazione di un audiovisivo è, infatti, per sua natura, un processo che in tutte le sue tappe richiede il lavoro di gruppo, il costante confronto tra idee desideri e intenzioni differenti, la distribuzione dei ruoli, la continua collaborazione.
La finalità è quella di realizzare un video cortometraggio che ha per oggetto uno studio al tema teatrale trattato ma avrà valore autonomo. Il gruppo lavorerà quindi un
video di finzione prevedendo un’interazione continua tra le attività prettamente teatrali e le esercitazioni pratiche con l’uso dei mezzi tecnici relativi. Elementi di base del linguaggio audiovisivo: l’inquadratura, il punto di vista della macchina da presa (angolazione e inclinazione), i movimenti della macchina da presa, la colonna sonora (parlato, rumori, musica), la dialettica immagine/suono, il montaggio. Infine si realizzerà, secondo un preciso piano di lavorazione, il video previsto. L’audiovisivo prodotto verrà poi fatto circolare nei diversi festival e rassegne cittadine e nazionali.
• Laboratori di movimento e training fisico
Il lavoro è orientato a favorire la creatività del linguaggio del corpo, la relazione fra i partecipanti, la percezione di sé, attraverso elementi di contact improvisation che favoriscono la creazione spontanea e il contatto con gli altri, elementi di danza movimento terapia che sviluppano la coscienza del lavoro di gruppo e danno libero spazio alla creatività individuale, elementi di analisi di movimento sui fattori di flusso, peso, spazio e tempo che permettono ad ognuno di conoscere le proprie attitudini e lavorare sulle proprie difficoltà. Favorendo il gioco attraverso il corpo, si allenano le capacità di stare a delle regole e quella di trovare in esse la propria libertà espressiva, Si fa uso di musica, palle gonfiabili, attrezzi leggeri come bastoni e corde, materiali da disegno.
• Laboratori musicali, voce e canto
Il laboratorio intende sviluppare o risvegliare, attraverso una serie di attività specifiche, alcune competenze della voce che parla (tecniche di articolazione dei risonatori mobili, affinamento di varie tecniche respiratorie, improvvisazione libera e guidata) e della voce che canta (studio delle varie tecniche di emissione, riscoperta della "voce naturale", metodi di intonazione individuale e di gruppo, apprendimento di canti a una o più voci, improvvisazioni).
FORMAZIONE E PRODUZIONE
Il processo pedagogico e formativo è intimamente collegato al processo produttivo. I due piani - quello della formazione e quello della produzione di uno spettacolo teatrale - non sono separati e costituiscono entrambi parte essenziale dell’intero progetto. Per fare in modo che il lavoro proposto non venga considerato marginale rispetto al lavoro del teatro, è necessaria tutta la normale assistenza per la realizzazione degli spettacoli.
UTENZA DIRETTA
Minori a rischio della città di Palermo, con particolare attenzione ai giovani dell’area penale e a rischio di esclusione sociale con segnalazioni provenienti da: Centro per la Giustizia Minorile della Sicilia, Istituto Penale per i Minorenni di Palermo, Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Palermo, Comunità Filtro istituite dal Ministero di Giustizia sul territorio, Tribunale e Procura della Repubblica per i Minorenni.

